giovedì 12 gennaio 2012

Cosa sono i "contributi figurativi"

Sono contributi accreditati, senza onere a carico del lavoratore, per periodi durante i quali:
  • non ha prestato attività lavorativa né dipendente né autonoma;
  • ha percepito un’indennità a carico dell’Inps;
  • ha percepito retribuzioni in misura ridotta.

A COSA SERVONO

L’accertamento del diritto alla prestazione viene effettuato con la totalizzazione.

Sono utilizzabili:
  • "a copertura" se il periodo, durante il quale si è verificato l’evento, è completamente scoperto di contribuzione e non risultano, quindi, accreditate settimane per attività lavorativa soggetta a contribuzione obbligatoria;
  • "ad integrazione" se nel periodo, durante il quale si è verificato l’evento, è stata corrisposta una retribuzione ridotta che ha determinato l’obbligo del versamento contributivo e, il conseguente, accredito di settimane sul conto assicurativo dell’assicurato;
  • "ad incremento" se l’attività lavorativa è stata svolta nel settore agricolo.


ACCREDITO A DOMANDA

Sono accreditabili solo a domanda, i periodi di:

ACCREDITO D'UFFICIO

Sono accreditati d’ufficio, senza specifica domanda, i contributi figurativi per i periodi durante i quali il lavoratore è stato:
oppure ha beneficiato:
Dal sito ufficiale dell'INSP

Cassa Integrazione da Record Scorciatoia del Licenziamento

Mai così tante ore come in questo triennio. «Porta alla disoccupazione»

ROMA - Riformare il sistema degli ammortizzatori sociali, cioè la cassa integrazione e i sussidi per i disoccupati, è una delle missioni che si è dato il nuovo governo. L' obiettivo del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è quello di razionalizzare gli strumenti esistenti, facendo attenzione alla spesa. E tuttavia il governo intende partire proprio dagli ammortizzatori nel confronto con le parti sociali. A richiederlo è la situazione di emergenza sul fronte occupazionale che, lungi dall' essersi risolta, nel 2012 rischia di aggravarsi, visto che in molte aziende va a scadenza la cassa integrazione e non ci sono prospettive di rientro al lavoro in un' economia ormai in recessione. Secondo i dati dell' Inps, i lavoratori che hanno ricevuto, in tempi e in modi diversi, una qualche forma di prestazione al reddito (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga, indennità di mobilità e di disoccupazione), sono stati circa 4 milioni ogni anno negli ultimi tre anni, per una spesa di 18-20 miliardi all' anno, considerando anche i contributi figurativi accreditati. Più in particolare, nel triennio, le ore di cassa integrazione autorizzate dall' Inps hanno toccato livelli esorbitanti: più di 914 milioni di ore nel 2009, 1 miliardo e 203 mila ore nel 2010 e circa un miliardo di ore anche per il 2011. Il precedente picco storico si era avuto nel 1984, con oltre 816 milioni di ore, ma allora non c' era ancora la cassa integrazione in deroga, introdotta per estendere il sussidio anche alle piccole imprese e ai settori esclusi dalla cassa ordinaria e straordinaria. Quest' ultimo strumento, che oggi rappresenta ben un terzo delle ore di cig complessivamente autorizzate, ha permesso a tante aziende medio-piccole come quelle artigiane, che non hanno mai versato contributi al fondo degli ammortizzatori sociali, di beneficiare di risorse pubbliche, che hanno contribuito a integrare solo episodicamente. Ora è chiaro che un sistema così, che va a prosciugare il fondo creato dalle aziende che dispongono ordinariamente degli strumenti della cassa integrazione, va messo a regime. Intanto gli ultimi dati generali mostrano una riduzione a livello tendenziale della Cassa integrazione ordinaria (-33,8%), sia nel settore industriale (-39,5%) sia nell' edilizia (-10,3%). Segno meno, rispetto al 2010, anche per la Cassa integrazione straordinaria (-15,8%), e per quella in deroga (-15,3%). Ma possiamo considerarla un' inversione di tendenza positiva? «Direi di no - spiega il segretario generale della Cisl, Giorgio Santini - anche perché a novembre la cassa ordinaria è risalita: segno che stanno entrando in crisi nuove aziende». L' altro dato preoccupante è quello relativo alla disoccupazione che sale, a dimostrazione che molti lavoratori non rientrano più al posto di lavoro dopo aver utilizzato la cassa integrazione, come fa notare Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. Poi c' è la questione della forte differenza tra le ore di cig autorizzate dall' Inps e quelle effettivamente utilizzate dalle imprese. Il cosiddetto «tiraggio»: nel 2011 si è utilizzato il 40-50% delle ore richieste: «Le aziende chiedono di più per essere sicure di avere un numero di ore sufficiente all' occorrenza - spiega Fammoni -. Il denaro viene impegnato ma non viene speso». Antonella Baccaro RIPRODUZIONE RISERVATA

Baccaro Antonella


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(10 gennaio 2012) - Corriere della Sera

martedì 10 gennaio 2012

A chi spetta la disoccupazione

Le regole sulla modalità di accesso all'indennità di occupazione a requisiti normali hanno subito delle modifiche con l'applicazione del D.vo n.297 del 19 dicembre 2002. Tale decreto infatti, oltre a modificare quello precedente sulla riforma del collocamento (D.vo181/2000), ha abrogato le liste di collocamento e il libretto di lavoro, di conseguenza la procedura in base alla quale l’iscrizione nelle liste di collocamento era una condizione necessaria per il pagamento dell’indennità ordinaria adesso non è più applicabile.
Con il nuovo decreto infatti per accedere all'indennità ordinaria di disoccupazione è necessario essere nello 'stato di disoccupazione' con il quale si intende: “soggetto privo di lavoro, che sia immediatamente disponibile allo svolgimento e alla ricerca di una attività lavorativa secondo modalità definite con i servizi competenti”.

Lo stato di disoccupazione si acquisisce presentandosi personalmente al Centro per l’Impiego nel territorio del proprio domicilio e firmando la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di un lavoro.
L’obiettivo delle nuove norme è quello di sostenere il disoccupato attraverso un progetto individualizzato e concordato con gli operatori: un progetto che parte dalla valutazione delle competenze e delle risorse complessive della persona.
A tale scopo dopo la firma della dichiarazione di “immediata disponibilità allo svolgimento di un lavoro”, il lavoratore viene preso in carico dal Centro per l’impiego che, come prima cosa deve garantire obbligatoriamente un colloquio di orientamento. La data del colloquio è fissata dal centro entro 3 mesi dall'inizio dello stato di disoccupazione sulla base dell'organizzazione interna dell'ufficio che, deve tenere conto anche di tutti gli altri servizi che è obbligato ad erogare.
Durante il colloquio viene concordato un piano il cui obiettivo è il reintegro nel mondo del lavoro, tale piano terrà conto delle esigenze del lavoratore.
Per favorire il reintegro nel mondo del lavoro potranno essere fatte proposte di lavoro compatibili con il livello di studio e le attitudini della persona (salvo diversa esplicita espressione dell'interessato), e/o potranno essere forniti strumenti e informazioni con finalità orientative e/o proposte di corsi di formazione, di tirocini presso aziende o altre azioni che ne migliorino il profilo lavorativo e l’occupabilità.

È comunque sempre possibile accettare una supplenza nella scuola in qualunque fase del percorso stabilito con il centro, anche nel caso in cui si dovesse prestare una attività lavorativa offerta da esso.

I casi in cui si può perdere lo stato di disoccupazione, e quindi il diritto a un’indennità di disoccupazione sono 3:
1. “mancata presentazione senza giustificato motivo alla convocazione del colloquio”. Di norma per giustificati motivi si intendono comprovati impedimenti oggettivi, tra i quali le ragioni di salute, comunque al massimo è ammesso un ritardo di 15 giorni.
2. “rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno ed indeterminato o determinato o di lavoro temporaneo ai sensi della legge 24 giugno 1997, n. 196, con durata del contratto a termine o, rispettivamente, della missione, in entrambi i casi superiore almeno a otto mesi”. Di norma per giustificato motivo si intende una offerta di lavoro non adeguata alla professionalità del disoccupato oppure un'offerta di lavoro ubicata in un raggio superiore a 50 km dal domicilio del disoccupato.
3. “accettazione di un'offerta di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo di durata inferiore a otto mesi”.

Conclusioni e suggerimenti: per ottenere l'indennità ordinaria di disoccupazione
1. è indispensabile la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di un lavoro e la presentazione al colloquio fissato.
2. Durante il colloquio non è opportuno rilevare che la propria presenza è dovuta semplicemente ad ottenere l'indennità di disoccupazione e che presto vi sarà attribuita una supplenza, una simile dichiarazione non è compatibile con lo 'stato di disoccupazione' e metterebbe in difficoltà l'operatore con il rischio di perdere lo stato di disoccupazione e quindi l'indennità ordinaria.
3. Qualora lo si ritenga più opportuno o qualora si rinunci al percorso del centro dei servizi è sempre possibile chiedere l'indennità di disoccupazione a requisiti ridotti, per la quale la procedura non è cambiata. Non esiste infatti incompatibilità tra le due indennità.

INDENNITA' DI DISOCCUPAZIONE ORDINARIA - REQUISITI
a) Aver lavorato almeno 52 settimane nel biennio antecedente la data di risoluzione dell’ultimo rapporto di lavoro (per il calcolo valgono i giorni di ferie, malattia, infortunio, maternità, festività).
Esempio: ultimo rapporto di lavoro cessato il 30 giugno 2003; nel biennio 1° luglio 2001 – 30 giugno 2003 il lavoratore deve essere stato retribuito per almeno 52 settimane (o 12 mesi).
b) Anzianità assicurativa obbligatoria contro la disoccupazione che risalga ad almeno due anni rispetto alla data di cessazione dal lavoro (Ciò significa che si deve aver avuto un rapporto di lavoro (anche di una sola settimana nel periodo antecedente i due anni che precedono la data di fine rapporto). Esempio: ultimo rapporto di lavoro cessato il 30 giugno 2003; esistenza di un rapporto di lavoro, anche di una sola settimana, da una data qualsiasi antecedente il 1° luglio 2001;
c) È obbligatoria la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di un lavoro c/o il Centro per l'impiego.

INDENNITA' DI DISOCCUPAZIONE CON REQUISITI RIDOTTI
a) prestazione lavorativa effettiva di almeno 78 giorni di attività lavorativa nell’anno precedente a quello in cui si presenta la domanda (si fa riferimento all'anno solare; festività, ferie, maternità e assimilabili valgono purché retribuiti e quindi coperti da contribuzione). Esempio: domanda presentata nel 2004: nel 2003 è necessario avere lavorato 78 giorni
b) anzianità assicurativa obbligatoria contro la disoccupazione da almeno un biennio antecedente l’anno solare di riferimento. Esempio: anno di riferimento 2004; avere lavorato, anche una sola settimana, nel periodo antecedente il 1 gennaio 2002. Avere almeno 1 settimana di contributi INPS nei 2 anni solari precedenti

CONTRIBUTI
I periodi di percezione dell’indennità di disoccupazione ordinaria sono considerati contribuzione figurativa.
I contributi figurativi sono accreditati dall'INPS d’ufficio (non serve alcuna domanda) I periodi di percezione di questa prestazione di disoccupazione sono considerati contribuzione figurativa.
I contributi figurativi sono accreditati dall'INPS d’ufficio (non serve alcuna domanda) e sono utili per la misura di tutte le pensioni

MODALITA' PAGAMENTO
L’indennità ordinaria ammonta al 40% della media delle retribuzioni lorde percepite nell’ultimo trimestre antecedente il licenziamento. Il pagamento dell’indennità ordinaria avviene tramite assegno inviato a casa dalla Sede INPS competente in base alla residenza.
Viene erogata sulla base delle complessive giornate lavorative (o retribuite) prestate nel decorso anno solare, la corresponsione avviene con un unico assegno inviato a casa del lavoratore. il cui importo è pari al 30% della retribuzione media percepita giornalmente nel precedente anno, moltiplicata per i giorni lavorati in tale anno solare di riferimento (equivalente, a tali fini, a 312 giorni).
Assegno erogato entro il 120° giorno dalla data di presentazione della domanda

TERMINI PER LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA
Entro 68 giorni dal licenziamento.
Se la domanda viene presentata dal 1° all’ 8° giorno dalla cessazione del lavoro, i benefici decorrono dall’ 8° giorno. Se la domanda viene presentata dal 9° al 68° giorno, i benefici decorrono dal 5° giorno dalla presentazione della domanda stessa. Tra il 1° gennaio e il 31 marzo di ogni anno
Si ricorda che anche l'indennità di disoccupazione è un reddito imponibile e quindi soggetto alla ritenuta IRPEF, pertanto è da aggiungere nell’annuale dichiarazione dei redditi.


a cura dell'ufficio legale della Cub

giovedì 5 gennaio 2012

Emergenza criminalità a Roma: quando Alemanno dava la colpa a Veltroni e alla sinistra

Era il novembre del 2007, all'indomani dell'orribile violenza ai danni di Giovanna Reggiani. Come sciacalli numerosi esponenti dell'allora Casa delle Libertà non esitarono a utilizzare la terribile vicenda per trarre consenso. L'attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno, a quel tempo invitava polemicamente Veltroni ad "occuparsi della sicurezza della citta', piuttosto che dei giochi di potere nel suo nuovo partito" .

Anche Gianfranco Fini, allora ancora esponente della coalizione Pdl-Lega così tuonava contro il governo Prodi: "Il governo si dovrebbe vergognare. Il giorno prima in tv il ministro Amato aveva detto che il decreto non era necessario. Poi dopo la tragedia della signora Reggiani il governo ha fatto il decreto. Meglio tardi che mai".


Oggi che il sindaco Alemanno, Roma è più sicura?

Lavoro,Cgil: troppe 46 tipologie contratti, serve razionalizzare

ROMA (Reuters) - L'attuale legislazione sul mercato dei lavoro va razionalizzata perché 46 diverse modalità di entrata e permanenza in azienda sono troppe e spesso servono solo ad aggirare gli obblighi.

Lo dice in una nota la Cgil che, sul ventaglio contrattuale, ha fatto una apposita ricerca predisposta in vista del confronto con il governo che partirà dopo l'Epifania.

Il presidente del Consiglio Mario Monti e il ministro del lavoro Elsa Fornero hanno dichiarato di voler mettere mano alla legislazione sul lavoro per aumentarne la flessibilità, facilitare l'accesso al mercato dei più giovani, ridurre l'amplia platea di persone che lavora a singhiozzo a causa dell'abuso nell'utilizzo delle formle contrattuali più atipiche.

"Una flessibilità che non ha pari in altri ordinamenti, fatta di 46 vie diverse per entrare nel mercato del lavoro, divise fra rapporti di lavoro subordinati, para subordinati, speciali e autonomi, e che determinano un'eccessiva flessibilità in entrata che potrebbe limitarsi a 5 tipologie", dice Claudio Treves, responsabile del dipartimento Mercato del lavoro della Cgil in una nota.

Tutto il mondo della para subordinazione, dice ancora il sindacalista, è "un'area di colossale elusione dagli obblighi della subordinazione. In larghissima misura le collaborazioni a progetto, quelle occasionali, le partite Iva, sono trucchi per pagare meno e per avere più flessibilità". Il culmine, aggiunge Treves, "è rappresentato dagli associati in partecipazione. Sono apparentemente dei lavoratori autonomi che dovrebbero dividere con i loro associanti i frutti dell'impresa ma che in realtà il più delle volte sono lavoratori subordinati costretti spesso a pagare le perdite, come accade nel commercio dove se ne sta facendo largo uso".

Sindacati, governo e politici hanno incominciato a riflettere a voce alta in queste ultime settimane sui possibili interventi correttivi e si sono divisi.

Ci sono quelli che vorrebbero una razionalizzazione totale, con un contratto prevalente valido per la quasi totalità dei lavoratori, ipotesi attribuita al ministro del Lavoro Elsa Fornero, e chi invece vuole mantenere la maggior parte delle possibilità di assunzione, come gli imprenditori di Confindustria.

Altrettanto variegato è il campo delle preferenze e delle ipotesi in materia di flessibilità in uscita. C'è chi vuole introdurre una sorta di giusta causa economica, per cui il licenziamento motivato con l'andamento aziendale diventerebbe lecito. Il lavoratore può semmai ricevere un indennizzo, ma non secondo tutte le formulazioni. Altri pensano che si possa arrivare anche ad eliminare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede il reintegro dei dipendenti licenziati senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti.

Posizioni che incontrano poche adesioni nel mondo sindacale che punta al mantenimento in blocco, almeno per ora, dell'articolo 18 e si dice anche poco disposto ad andare ad incontri separati così come ha previsto la Fornero.

(Alberto Sisto)

Art.18, più tutela per le donne Ecco come cambia il lavoro

Da Liberoquotidiano

La riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali: una sfida difficilissima aspetta il governo. Ecco, in sintesi, che cosa c'è sul piatto. Si vorrebbero eliminare i quaranta contratti atipici per approdare a un unico contratto a tempo indeterminato. Ma per i nuovi assunti scatterebbe la sospensione dell'articolo 18 che prevede per almeno i primi tre anni la possibilità di licenziare. Il salario sarà agganciato alla produttività e alle situazioni aziendali. Il ministro Fornero ha spiegato che intende intervenire sulla pratica delle dimissioni in bianco chieste soprattutto alle donne al momento dell'assunzione per poter interrompere più facilmente il rapporto di lavoro per esempio in caso di maternità. Le proposte abbondano.Ichino - La sua proposta si basa su una riforma dei contratti, abolisce il lavoro precario impone l'assunzione a tempo indeterminato con un periodo di prova di sei mesi e un regime di protezione crescente con il passare del tempo. Per quanto riguarda il licenziamento e la possibilità di ricorrere all'articolo 18 verrebbe, per la prima volta, riconosciuta come giusta causa il motivo economico. Per i disoccupati potrebbero essere previste indennità di disoccupazione più alte: dal 90% del salario al primo anno, passando gradualmente al 70 per cento. Il limite di questa proposta è che i costi delle indennità sarebbero troppo alti per lo Stato ed è necessario il coinvolgimento dell'Inps e delle casse aziendali.

Boeri-Neroszzi - La proposta del senatore del Pd Paolo Nerozzi su ispirazione dell'economista Tito Boeri prevede un contratto unico per l'inserimento nel mondo del lavoro e un'uscita con risarcimento. Il pilastro della proposta si chiama Cui (appunto, Contratto unico di inserimento) che sostituirebbe i contratti a termine co.co.co. esclusi. La proposta Boeri-Nerozzi prevede una prima fase in cui il neoassunto non dispone della piena tutela prevista dall'articolo 18: nei primi 36 mesi di lavoro il dipendente licenziato non detiene il diritto al reintegro del posto di lavoro, ma soltanto un'indennità.

Damiano - L'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano è per l'intoccabilità dell'articolo 18. L'ex ministro ha scelto di aderire al contratto unico di inserimento formativo: un periodo a tempo determinato che dura dai sei mesi ai tre anni, a cui segue la conferma a tempo indeterminato. La proposta viene denominata Contratto unico di inserimento formativo. E' possibile accedere all forma contrattuale solo dopo l'approvazione della direzione provinciale o regionale del lavoro in base a quanto previsto dai contratti collettivi. Il recesso del contratto può avvenire anche prima del termine del periodo di abilitazione.

Sacconi - Secondo l'ex ministro del Lavoro il contratto unico è già rappresentato dall'apprendistato: un contratto a tempo indeterminato che prevede un periodo iniiale di formazione di durata non superiore a tre anni al termine del quale le società possono interrompere il rapporto oppure conferamare il lavoratore. Secondo Sacconi, questo il principio che muove la sua proposta, è necessario lasciare da parte una regolamentazione accentrata del rapporto di lavoro per puntare su una regolazione decentarata.

Madia - Il progetto che ha come primo firmatario Marianna Madia del Pd è quello che raccoglie il maggior numero di consensi all'interno del Pd stesso. Il progetto viene denominato Cuif, Contratto unico d'inserimento normativo, ma viene ribattezzato in "contratto prevalente" poiché ha diversi aspetti simili al contratto di inserimento. Il contratto prevede un lasso di inserimento di tre anni nel corso dei quali il rapporto di lavoro è revocabile senza preavviso. Si tratta di un contratto a causa mista - lavoro e formazione obbligatoria - e può essere utilizzato dai datori di lavoro pubblici e privati.

Più donne sul mercato del lavoro per aiutare il Pil

di Alessandra Casarico e Paola Profeta Nella conferenza stampa di fine anno il presidente del Consiglio Mario Monti ha annunciato che la riforma del mercato del lavoro è prioritaria nell'agenda del governo dei prossimi mesi. È necessario porre in atto misure efficaci per rilanciare al più presto il mercato del lavoro italiano, stimolare la produttività e riavviare la crescita economica. Il governo sottolinea l'importanza di riforme che aiutino i giovani nel mondo del lavoro e che diano alle nuove generazioni più opportunità per contribuire allo sviluppo del nostro Paese. Come i giovani, anche le donne rappresentano una risorsa chiave per lo sviluppo o il rilancio della nostra economia.
È ben noto, ma colpisce sempre di più quando parliamo di lavoro come fattore di crescita, il sotto-utilizzo del lavoro femminile
Alessandra Casarico - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/GoavX